8 MARZO 2021: COSA RESTA DA FESTEGGIARE?

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8 MARZO 2020 – 8 MARZO 2021: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE 

Questo 8 marzo giunge in concomitanza con la fine del primo anno dall’arrivo della pandemia in Italia e dalle conseguenti misure restrittive. Un anno in cui le fragilità strutturali del nostro Paese, a livello politico e sociale, sono divenute vere e proprie crepe che, se ignorate ancora, rischiano di far crollare l’intero sistema. Una di queste crepe è la drammatica disparità di trattamento delle donne nel mondo del lavoro. 

I dati Istat e Confesercenti rivelano un quadro sconcertante sul lavoro e l’imprenditoria femminile: in un anno, ben 4000 aziende guidate da donne hanno cessato la propria attività; su 440mila nuovi disoccupati nel 2020, ben 312mila (dunque il 70%) sono donne, percentuale peggiorata proprio nel mese di dicembre, in cui il su 101mila disoccupati le donne sono addirittura 98mila (oltre il 98%!).

Per le donne che continuano a lavorare, il quadro non è più confortante: che sia in smartworking o fuori di casa, il lavoro retribuito è sempre da sommare al lavoro domestico nascosto, un vero e proprio secondo lavoro dedicato alla cura dei bambini e degli anziani della famiglia oltre che della casa stessa. Mai forse come in questo anno le donne si sono sentite compresse tra la carriera personale e gli oneri familiari, ricaduti sulle loro spalle in maniera amplificata a causa delle restrizioni ai servizi causate dal Covid. 

Questi dati drammatici stracciano ogni possibile dubbio sull’esistenza del problema della disparità di genere nel mercato lavorativo, traducibile in una vera e propria discriminazione che non solo porta le donne ad essere meno pagate a parità di ore lavorate, mansioni e anzianità maturata, ma di essere relegate in alcuni settori ritenuti “più adatti” a loro, ossia quei settori di accoglienza e rapporto con il pubblico che sono stati i più colpiti nel corso della pandemia. 

CI SONO DELLE SOLUZIONI CONCRETE?

Le misure necessarie per superare questa condizione di forte disagio che spacca letteralmente in due il Paese sono, come più volte sottolineato, nell’ottenimento della parità salariale, negli incentivi per le pari opportunità e nei bonus familiari per babysitter e asili nido. Iniziamo da qui.

LA MIA PROVOCAZIONE

Volendo guardare oltre, da donna lavoratrice prima e portavoce poi, mi piacerebbe pensare a un superamento delle quote rosa. Certo, queste quote sono state create con le migliori intenzioni, per portare nei vertici politici e via via anche imprenditoriali quella parità di genere che in una società davvero meritocratica esisterebbe da sempre. Purtroppo, l’imposizione di una percentuale di donne nei vertici di potere viene vista ancora come un qualcosa di fastidioso a metà tra la concessione e il privilegio. Per superare questa visione, perché non pensare invece a delle quote azzurre che limitino il numero di uomini in quei ruoli finora occupati da loro in maniera preponderante quando non egemone? 

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