AAA spazio della democrazia cercasi

 

Nei concitati giorni appena passati, quando con la ghigliottina è stato messo per la prima volta nella storia della Camera dei Deputati il bavaglio all’opposizione, ho sentito spesso la casta parlare degli “spazi che la democrazia offre” e che noi non avremmo colto, preferendo mettere a loro dire a ferro e fuoco il palazzo.

Ma vediamo insieme un esempio concreto di questi spazi di confronto, ovvero l’inesistente discussione sulla legge elettorale Italicum, la panacea della nostra democrazia per come ce lo sta vendendo la stampa di regime.

Lunedì 20 gennaio in commissione comincia la discussione generale: peccato che non ci siano testi…si vaneggia sulle fantomatiche 3 proposte di Renzi e sull’universo mondo.
Mercoledì 22 gennaio arriva un foglio volante in commissione, praticamente un pizzino di Renzi ai suoi: il testo arriva senza seguire neanche una delle regole prescritte (manca la relazione, i testi abbinati, non è passato dall’ufficio testi normativi); tuttavia si inizia ad analizzarne il contenuto (premio del 18% dei seggi con 35% dei voti; soglie di sbarramento del 5 per i partiti dentro la coalizione, dell’8 per quelli fuori, del 12 per la coalizione; doppio turno; liste bloccate; ripartizione dei seggi su base nazionale anche per Senato); dulcis in fundo, il testo arrabattato, per l’individuazione delle circoscrizioni e dei collegi,  fa riferimento a TABELLE E ALLEGATI INESISTENTI, che sono il cuore di ogni legge elettorale.
Venerdì 24 gennaio, nel pomeriggio, arrivano queste famigerate tabelle: recuperate dal 1993 con furore (tana!), per ridisegnare i collegi plurinominali uniscono a casaccio i collegi uninominali creati nel 93: anche qui in barba alle regole prescritte dalla legge (i presidenti delle camere devono nominare un comitato ad hoc di professori che deve preparare una bozza di collegi e sottoporla al parere del Parlamento).
Sempre venerdì, viene fissato il termine per gli emendamenti in commissione al lunedì successivo, 27 gennaio: nel weekend – causa direttivo SEL – non si lavora, quindi non c’è discussione sulle tabelle.
Lunedì 27 gennaio all’una vengono presentati circa 300 emendamenti in tutto, molti dei quali dal PD.
Dopo un’assemblea tra Renzi e i componenti PD della commissione, martedì 28, 50 emendamenti pd vengono ritirati e ne presentano solo 3 riguardanti la delega al Governo per definire i collegi, l’innalzamento della soglia per il premio al 38 e le primarie facoltative.
Giovedì 30 in commissione il presidente Sisto applica la ghigliottina appena inaugurata il giorno prima dalla Boldrini e si autoinveste con il mandato unificato da relatore, senza che siano stati esaminati e tanto meno votati gli emendamenti e il testo arriva in aula il 31 gennaio, con possibilità di emendarlo fino alle 7 della sera prima.
Gli emendamenti presentati in aula arrivano a 400.
Venerdì 31 gennaio vengono rigettate le eccezioni di costituzionalità e la discussione è rimandata all’11 febbraio (peraltro viene fissato un nuovo termine per emendamenti al 10 febbraio).
Ora pare legittimo, naturale, scontato, banalmente legittimo chiedersi:
DOVE SONO GLI SPAZI DELLA DISCUSSIONE DEMOCRATICA tanto sbandierati dai partiti?
Nelle stanze del Nazzareno? No grazie.
Nelle riunioni di partito dove il Capo consegna ai suoi teleguidati deputati il Sacro Testo? Anche no.
Nelle sale stampa di fronte a microfoni e telecamere? Lasciamo ad altri le televendite.
Ridateci il Parlamento, fuori la casta e dentro i cittadini!

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