Affittopoli: dal M5S interrogazione al MEF

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Affittopoli. Abbiamo presentato stamane un interrogazione al Ministro delle Economia e Finanze dopo l’ennesimo scandalo che travolge Roma: dopo mafia capitale, ora esplode « Affittopoli ».

La storia si ripete, già nel 1995 a Roma scoppiò il caso di affitti di favore concessi dal Comune di Roma ai soliti amici degli amici. Dopo vent’anni, però, oltre all’indignazione popolare e a indagini penali senza esito, poco o nulla è cambiato. Chiediamo a gran voce al Ministero delle Economia e delle finanze di far luce quanto prima sulla vicenda Affittopoli che rischia di macchiare nuovamente l’immagine della nostra amata città, già offesa dalla vergogna di “#MafiaCapitale“.Quello in atto è un autentico abuso da parte dell’amministrazione capitolina e un insulto verso le migliaia di famiglie che da anni, invano, attendono l’assegnazione di una casa da parte del Comune di Roma

Segue il testo completo dell’interrogazione:

Al Ministro dell’economia e delle finanze.  — Per sapere – premesso che:

si apprende infatti da fonti giornalistiche che il Campidoglio «regalerebbe» – da decenni – immobili di pregio situati nel cuore di Roma a canoni mensili di locazione di poche decine di euro ed ora si appresterebbe a venderli a prezzi stracciati;

i destinatari di questa munificenza da parte dell’amministrazione comunale sono soggetti non ben identificati, sulle cui amicizie o rapporti con la politica pare lecito interrogarsi viste anche le pratiche in uso di utilizzo della cosa pubblica a vantaggio di pochi ben evidenziate nell’inchiesta su Mafia Capitale, che per 20 euro al mese abitano in appartamenti da 75 metri quadri accanto alla Basilica di San Pietro, ad esempio;

certamente si tratta di soggetti privi di alcun titolo che li legittimi a sfruttare situazioni di ingiusto vantaggio di questo genere;

oltre al danno, la beffa: infatti, dato che si tratta di case comunali, il Comune non incassa nemmeno l’Imu e gli altri cittadini pagano per tutti;

se la delibera portata oggi in consiglio comunale dall’assessore al Patrimonio Alessandra Cattoi sarà approvata, l’occupante avrà anche a possibilità di acquistare l’immobile – con diritto di opzione – a prezzi vergognosamente irrisori;

la situazione debitoria di Roma è stata oggetto di numerosi provvedimenti di iniziativa governativa e parlamentare; nonostante i vari decreti «salva Roma» 1, 2, 3 e chi più ne ha più ne metta, le casse comunali hanno estremo bisogno di liquidità e il Campidoglio ha deciso di mettere in vendita ben 571 tra immobili residenziali e non residenziali, più altre 166 pertinenze;

l’intenzione è quella di ricavare circa 300 milioni di euro, agevolando gli inquilini, anche quelli morosi naturalmente mai sfrattati – e che rappresentano il 90 per cento dei locatari;

in base ai programmi dell’amministrazione, sarebbe necessario vendere tutti questi immobili entro la fine del 2015, con basi d’asta inferiori del 30 per cento rispetto ai prezzi di mercato;

nell’ipotesi poi in cui gli inquilini non intendano procedere all’acquisto delle case, il contratto di affitto sarà rinnovato, probabilmente senza adeguarlo ai valori aggiornati delle rendite catastali;

la situazione dei beni patrimoniali del comune è molto intricata: Roma Capitale è proprietaria di ben 59 mila immobili disseminati in tutta la provincia, ma sembra quasi impossibili sapere che vi abita in quanto è dal 2001 che non si provvede ad un censimento del patrimonio immobiliare;

ai consiglieri che oggi reclamano dati precisi sul valore di vendita del singolo cespite e le sue modalità di determinazione, vengono forniti solo dati parziali e approssimativi;

su sollecitazione dei consiglieri comunali M5S, solo nella serata di ieri sono pervenuti ai gruppi consiliari i valori medi rispetto ai quali si spera di vendere gli immobili: i prezzi per appartamenti che si trovano nel centro storico sono equiparabili a quelli di case della periferia romana;

nel 2010, a seguito del decreto-legge n. 112 del 2008, istitutivo della gestione commissariale per il piano di rientro del debito pregresso di Roma capitale, lo Stato ha versato 500 milioni di euro al comune: 200 milioni in forma di anticipazioni di tesoreria e 300 milioni in immobili da dismettere e valorizzare tramite un nuovo fondo immobiliare;

il commissario Varazzani, appena insediato nella poltrona di commissario, ottenne un versamento immediato dei 300 milioni, fermi per lungo tempo: le lungaggini del mercato immobiliare furono trasferite al bilancio dello Stato, ad opera del milleproroghe;

il decreto-legge 18 aprile 2012, n. 61, in attuazione della delega al Governo in materia di federalismo fiscale, ha introdotto ulteriori disposizioni in materia di ordinamento di Roma capitale;
in particolare a partire dal 2008, fino ad oggi, lo Stato centrale ha posto più volte al centro della propria agenda governativa la situazione di crisi finanziaria attraversata da Roma, adottando numerose misure a sostegno delle finanze della capitale;

a seguito del decreto-legge così detto «salva Roma ter», è stato approvato un piano triennale per la riduzione del disavanzo e per il riequilibrio strutturale di bilancio del comune di Roma Capitale; la verifica sull’attuazione del piano spetta al tavolo interistituzionale di cui al decreto legislativo 18 aprile 2012, n. 61, composto, oltre che da rappresentanti regionali e degli enti locali, anche dal Ministro competente –:

alla luce della costante volontà dimostrata da parte del Governo centrale, in tutti i provvedimenti adottati a sostegno delle finanze di Roma, di assicurare un serio ed efficiente raccordo istituzionale tra Roma capitale e Stato centrale, se il Ministro interrogato sia oggi in grado di riferire – per il periodo che va dall’entrata in vigore del decreto «salva roma ter» fino ad oggi – come procede l’attuazione del piano triennale approvato con il decreto-legge n. 16 del 2014;

quali immobili siano stati conferiti a Roma capitale, da parte dello Stato centrale, per il valore di 300 milioni di euro, durante la gestione commissariale di Varazzani.

Interrogazione a Risposta Scitta n. 4-08005 di Lombardi, Baroni, Daga, Di Battista, Ruocco e Vignaroli

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