Case vuote, famiglie per la strada

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“Perdi il lavoro, non hai più il reddito, e iniziano a saltare i pagamenti dell’affitto o le rate del mutuo. Scattano gli sfratti, che poi diventano esecutivi. Le fila dell’esercito di cittadini italiani che soprattutto nelle grandi città rimangono senza casa si sta ingrossando ogni anno. E per la stragrande maggioranza, si tratta di persone sfrattate per morosità.
Il 2014 (ultimo dato disponibile ad oggi) è stato un anno boom delle richieste per “morosità incolpevole” e quasi 80mila i provvedimenti di sfratto diventati esecutivi in tutta Italia, anche nei confronti di persone in condizioni di estrema difficoltà economica o di salute.

In particolare nella città di Roma abbiamo i seguenti numeri:

Provvedimento di sfratti emessi 9700 (dal 2011 al 2014 ne sono stati emessi 30.550)
Richieste di esecuzione 14000
Sfratti eseguiti 3500

Ma lo sfratto è soltanto la punta dell’iceberg, l’elemento più visibile di un problema che riguarda le famiglie con bassi redditi, quelle di nuova formazione, i single, i separati, i precari, i migranti. Tutti senza la possibilità di pagarsi un affitto al prezzo di mercato.

L’altra faccia della medaglia è l’enorme numero di immobili di proprietà pubblica e abbandonati. Con una spesa per l’amministrazione, sempre per tornare all’esempio romano, di circa 40 milioni l’anno per poter affittare residence, spesso dalle cooperative coinvolte in Mafia Capitale o dai soliti palazzinari, per metterli a disposizione del Comune per i casi più disperati.

Un sistema distorto, che si alimenta con il fallimento pilotato dei Piani di Zona: convenzioni stipulate dal Comune che fanno ottenere a costruttori (e cooperative) soldi pubblici per costruire su terreni comunali in cambio dello scomputo del contributo pubblico già ricevuto dal prezzo massimo di cessione degli immobili costruiti. Prezzo che serve per fissare il canone di locazione o il prezzo di vendita degli immobili, ovviamente più basso rispetto a quello di mercato perchè questa forma di edilizia dovrebbe essere riservata alle fasce sociali meno abbienti che non devono perdere il diritto ad abitare in una situazione dignitosa.

Il Piano Casa dell’ex Ministro Lupi prevede lo stanziamento di 25 milioni di euro all’anno per ristrutturare immobili ERP non agibili; peccato che la quota del 2015 sia stata deliberata con il decreto Giubileo (quindi a dicembre ovvero a fine 2015) e in tutto i fondi disponibili in questa prima fase renderanno possibile intervenire su circa 4400 alloggi con interventi di lieve entità (sotto i 15.000 euro di importo), mentre nulla risulta sugli altri 18000 alloggi che avrebbero bisogno di interventi di ripristino dopo essere tornati liberi per decesso, trasferimento o perdita dei requisiti degli inquilini e di manutenzione straordinaria, il tutto su base nazionale. Briciole, rispetto a un’emergenza sempre più diffusa a macchia d’olio. In questo contesto c’è il dramma delle occupazioni, all’interno delle quali bisogna discernere e valutare.

L’universo è variegato: ci sono le famiglie disperate, ridotte al lastrico, ma ci sono anche gli speculatori, con reddito. Si fa presto a dire illegali. La linea di demarcazione è sottile e opaca ma basta approfondire un po’ per non fare di tutta l’erba un fascio e sparare a zero contro tutto e tutti come fanno alcuni giornali spesso finanziati dagli stessi speculatori edilizi.
Cerchiamo quindi di fare qualche distinguo.

E’ giustificato occupare un immobile pubblico costato fior di quattrini dei contribuenti e lasciato spesso a marcire in attesa di svenderlo a due lire all’amico palazzinaro che lo saprà ben far fruttare? Non è legale, è vero, ma è giustificato usare un bene pubblico per tutelare un diritto umano come il diritto all’abitare. Ed è bello che magari gli stessi che occupano si organizzino tra loro per recuperarlo sia come struttura che come vocazione sociale, sottraendolo alla speculazione.

E’ giustificato occupare un immobile privato in edilizia agevolata e convenzionata costruito con soldi pubblici che non sono mai stati decurtati dal prezzo di vendita o dal canone di locazione? Dipende se vuoto ed abbandonato, dipende se con l’occupazione non si va a ledere il diritto del privato che magari con i sacrifici di una vita si è comprato una casa in questo immobile ed ora se lo vede occupato da un altro.

E’ giustificato occupare un immobile pubblico assegnato a qualcuno in base alle graduatorie? Possiamo essere d’accordo ed impegnati a verificare il rispetto dei requisiti che danno diritto all’assegnazione di alloggi in edilizia residenziale pubblica per cacciare chi ha barato per rientrare in quelle graduatorie (e noi sappiamo che ce ne sono tanti!) ma nel frattempo non è tollerabile che ci siano persone che temono di uscire di casa per ritrovarla poi occupata da estranei. Siamo consapevoli infatti che è tutto il sistema burocratico amministrativo che ha fallito in questi anni, come ci dimostra la vicenda di affittopoli.

E non è altrettanto tollerabile che la gestione del patrimonio residenziale pubblico avvenga in base alle conoscenze, agli amici, agli abusi degli occupanti di professione. Già, gli occupanti di professione: sono coloro che hanno agganci nei tribunali, sanno le famiglie che si troveranno presto in mezzo ad una strada e li contattano offrendo i loro servigi per qualche migliaio di euro, entrando in qualche immobile pubblico e occupandolo per poi subaffittarlo ai disperati di turno. Ci sono partiti politici, soprattutto di sinistra ma non solo, che ci hanno costruito le loro fortune elettorali dando copertura politica a questi signori con i loro occhi chiusi a comando di fronte agli abusi di questi “sensali” di case. Il mondo non può essere dei più furbi o dei più “ammanicati”.

Lo Stato ha il compito di dare risposte. E la risposta, per il M5S non è edificare, cementificare. È censire il bisogno e il patrimonio immobiliare a disposizione, e riutilizzarlo con equità ed efficienza. Il nostro compito è dare risposte, offrire soluzioni. Il nostro obiettivo sarà terminare il censimento degli alloggi a disposizione e utilizzarli per rispondere a un grave e sempre più urgente disagio sociale. Per ogni immobile pubblico vogliamo sapere se occupato o meno, chi c’è dentro, a quale titolo, se ha i requisiti per starci, quanto paga e se paga.

Sono 80.000 circa gli alloggi pubblici a Roma (25.000 quelli comunali). L’accurata gestione del patrimonio pubblico potrebbe portare all’assegnazione di 1200/1300 alloggi ogni anno, quello che fisiologicamente si libera per decesso degli assegnatari o perdita del diritto di permanenza.

La risposta passa, necessariamente, quindi, per un censimento del patrimonio abitativo, e lo sfruttamento degli immobili vuoti. Riapriamo le graduatorie: il cerino non può rimanere in mano alle famiglie disagiate. E per un’applicazione rigorosa della normativa nazionale e delle convenzioni sui Piani di Zona. Dobbiamo rendere le nostre città più giuste, accessibili e trasparenti. Soprattutto per le fasce sociali che ne hanno più bisogno”.

Federica Daga e Roberta LombardiMoVimento 5 Stelle Parlamento

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