COMUNITÀ ENERGETICHE, LA RIVOLUZIONE PASSA DA QUI

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In questi giorni si svolge la XIII edizione del Forum QualEnergia nell’ambito della quale, con lo studio “Il contributo delle comunità energetiche alla decarbonizzazione in Italia” realizzato da Elemens per Legambiente Onlus, sono stati presentati alcuni dati incoraggianti sulle comunità energetiche, ovvero gruppi giuridicamente riconosciuti in cui possono riunirsi diversi soggetti, dai cittadini alle imprese, per autoprodurre, attraverso fonti rinnovabili in condivisione, l’energia necessaria a soddisfare il proprio fabbisogno energetico, con un notevole beneficio sulla propria bolletta realizzando così anche una forma di autoconsumo. Un esempio fra tutti, per intenderci, può essere un condominio i cui inquilini acquistano insieme e condividono un impianto fotovoltaico. Ma questo vale anche per altri tipi di comunità energetiche, come distretti industriali e aree agricole interne.

Una misura vantaggiosa

Il vantaggio derivante sarebbe da una parte di tipo sociale, con la riduzione dei costi energetici, e dall’altra di tipo ambientale, grazie alla produzione di energia pulita e la conseguente riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera, che in Italia vorrebbe dire (ad esempio) ben 47,1 milioni di tonnellate in meno di CO2 al 2030. Secondo lo studio presentato in questi giorni, infatti, ipotizzando uno scenario in cui si arriva al pieno recepimento delle Direttive Ue RED II e IEM, ovvero le norme europee che regolano i modelli energetici di autoproduzione e autoconsumo, già entro il 2030 grazie alle sole comunità energetiche si potrebbe arrivare a 17,2 Giga Watt di nuova capacità rinnovabile e all’aumento di produzione elettrica di rinnovabili di circa 22,8TWh, coprendo il 30% circa dell’incremento di energia verde prevista dal Piano Nazionale Integrato per Energia e Clima (PNIEC) per centrare i nuovi target di decarbonizzazione individuati a livello europeo.
Un passo in avanti verso la transizione ecologica, che, letteralmente, conviene. Importanti anche i benefici economici ed occupazionali stimati: 13,4 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021 – 2030, che genererebbero un valore di circa 2,2 miliardi per le imprese del settore, vantaggi fiscali per 1,1 miliardi e 19mila nuovi posti di lavoro legati solo agli impianti, senza considerare l’indotto.
Come MoVimento 5 Stelle ci siamo sempre battuti, a tutti i livelli, per mettere in atto tutti gli strumenti utili a garantire modelli energetici, e in generale di sviluppo, amici dell’ambiente, una delle nostre cinque stelle. E le comunità energetiche sono uno degli strumenti più importanti perché oltre a ridurre concretamente l’inquinamento atmosferico contribuiscono a creare una nuova coscienza civile ed ambientalista in quanto incentivano le persone ad attivarsi direttamente per realizzare questo nuovo modello di approvvigionamento energetico nella propria vita quotidiana. Un provvedimento i cui vantaggi economici e sociali appena descritti sono ancora più preziosi in questo momento storico di difficoltà legate alla pandemia covid-19, e lo saranno anche per le fasi successive.

Le comunità energetiche in Regione Lazio

Ecco perché una delle misure più importanti che ho proposto e fatto approvare nel Consiglio regionale del Lazio è stata proprio l’istituzione delle comunità energetiche, grazie a un mio emendamento al Collegato al Bilancio, cui poi è seguita anche la norma del Governo nazionale. Una norma che va però potenziata se la si vuole vedere concretizzata sui territori. Mi auguro pertanto che la Giunta Zingaretti nella prossima legge di bilancio della Regione Lazio finanzi adeguatamente le comunità energetiche facendo così del Lazio un esempio virtuoso che faccia poi da apripista su tutto lo scenario nazionale.

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