COOPERATIVE DI COMUNITÀ: PRESTO ANCHE NEL LAZIO

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Presto anche la nostra Regione avrà una normativa sulle cooperative di comunità, considerato il vuoto legislativo anche statale in materia. Ieri si sono infatti conclusi i lavori nella XI Commissione Sviluppo Economico e Attività Produttive del Consiglio regionale del Lazio in merito alla proposta di legge “Disposizioni in materia di cooperative di comunità”, dove sono stati votati tutti gli articoli con ben 6 dei miei emendamenti approvati. Il testo adesso passerà al vaglio della Commissione Bilancio per la copertura economica, dopodiché approderà nell’Aula consiliare per la votazione finale, dove spero di vedere la stessa compattezza e la stessa unanimità mostrate in Commissione da tutti i Gruppi consiliari e dettate dall’importanza dell’iniziativa legislativa.

Cosa sono queste cooperative di comunità e perché sono così importanti?

Sgombriamo subito il campo ad equivoci: le cooperative di comunità non sono le classiche cooperative nate per svolgere una funzione economica in un dato contesto socio-produttivo, com’è naturale pensare. Sono cooperative che svolgono una funzione “comunitaria” ossia favorire l’autorganizzazione comunitaria di quei servizi carenti a causa dell’assenza dell’intervento pubblico, per scarsità di risorse, e del privato, per mancanza di ritorno economico.

Assenza di intervento pubblico e disinteresse dei privati sono la causa principale di fenomeni quali: il progressivo impoverimento di molte aree del nostro territorio regionale; lo spopolamento, in particolare dei nostri storici borghi; il degrado delle aree periferiche urbane ed extraurbane. Proprio per contrastare queste tendenze allo spopolamento e al degrado, negli anni si sono diffuse le c.d. cooperative di comunità, anche senza una legittimazione giuridica, nate esclusivamente per soddisfare i bisogni dei residenti di una determinata area.

Le iniziative promosse sono molteplici: dai più classici servizi alla persona e all’infanzia alle attività ricreative, sportive e culturali; dalla gestione di negozi, bar, ristoranti, centri sportivi alla manutenzione e al recupero di parchi e o monumenti e siti culturali; dalle iniziative sorte per raccogliere fondi e finanziare progetti a beneficio della comunità locale, sul modello delle community finance society del Regno Unito, a quelle per promuovere nuovi modelli di autoconsumo come quello energetico con la nascita (appunto) di comunità energetiche la cui disciplina ho di recente fatto approvare nella legge regionale 27 febbraio 2020, n. 1 “Misure per lo sviluppo economico e l’attrattività territoriale degli investimenti”.

Saranno determinanti le cooperative di comunità per arrestare lo spopolamento di borghi storici e il degrado delle nostre periferie?

Io sono sempre stata convinta che laddove una comunità costruisce forti legami identitari tra i suoi membri e offre servizi alla cittadinanza finalizzati a contrastare la loro marginalizzazione territoriale o culturale, questa non si indebolisce ma si rafforza.

Il nostro compito come istituzione regionale è quindi quello di rafforzare tutte quelle aree che oggi sono abbandonate a loro stesse, aiutando i soggetti più motivati ad avere gli strumenti giuridici (es. la forma giuridica della cooperativa di comunità) ed economici (agevolazioni fiscali e contributi diretti ed indiretti) per offrire servizi alla propria comunità di appartenenza, in modo che altri residenti decidano di non abbandonarla.  È una scommessa su cui dobbiamo assolutamente puntare.

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