Istat: buona la seconda?

 

Nelle “importantissime” notizie date in questi giorni, attraverso le quali assistiamo estasiati all’incontro pubblico tra Matteo Giulietta Renzi e Silvio Romeo Berlusconi che stanno finalmente coronando il loro contrastato sogno d’amore, è passata molto sottotono l’incredibile vicenda della nomina del nuovo presidente Istat.

Come illustrato in un mio question time di dei primi di luglio in cui venne a rispondermi un condiscendente Franceschini che ripetè ne più ne meno quello che affermavo io (e che già sapevo, senza bisogno che me lo venisse a dire lui, quindi), il Presidente Istat è una figura cruciale perchè guida un istituto che DEVE rimanere indipendente perchè fornisce (o dovrebbe fornire) quei dati e quegli indicatori che guidano poi le varie scelte politiche che impattano sulla nostra vita di ogni giorno (prezzi di beni e servizi, stipendi e pensioni, contratti, programmazione finanziaria e quindi tasse e balzelli vari etc).

Invece le mani avide della politica sì sono allungate anche lì ma con una protervia ed un’arroganza che ha dell’incredibile.

Come è noto agli addetti ai lavori, ma evidentemente non agli uffici della Commissione Affari Costituzionali del Senato e non alla sua Presidente Finocchiaro, l’articolo 5 della legge 196/2009 prevede che la nomina del Presidente Istat sia subordinata al parere favorevole espresso dalle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato a maggioranza dei due terzi dei componenti.

Qualche giorno fa in Commissione Senato si è votato e hanno espresso parere favorevole 17 senatori contro i 18 necessari per legge.

Ma i supporter del candidato del Governo non si sono persi d’animo. Prima hanno detto che la nomina era stata approvata (qui la stampa del primo resoconto scaricato da Internet), poi alle nostre rimostranze che la legge diceva altro e che i conti non tornavano ci hanno risposto che si erano sbagliati, cambiavano il resoconto della seduta e decidevano quindi di ripetere la votazione.

In pratica, l’errore – stando alle dichiarazioni rese alla stampa dalla senatrice Finocchiaro – sarebbe consistito nella mancata conoscenza della citata legge 196. Ma, se di errore tecnico si è trattato, perché la presidenza della commissione non ha annullato la votazione, calendarizzandone una nuova? Perchè invece fare finta che abbiamo scherzato e ricominciare tutto da capo con un nome che, se pure autorevole per quanto in quota D’Alema (ebbene sì, sempre lui… a volte ritornano sigh), ormai è stato bruciato dall’inettitudine della maggioranza che lo avrebbe dovuto sostenere?

Se è vero che la legge non ammette ignoranza, ciò dovrebbe valere maggiormente per i parlamentari, tanto più se tra essi c’è anche chi ha partecipato nel 2009 alla votazione della 196.

Quindi, d’ora in poi, se vi sottoponete a qualche valutazione ed il risultato non vi piace, sappiate che se foste dei parlamentari dei partiti potreste annullare il risultato e ripeterlo, magari all’infinito finchè non si arriva al risultato che volete voi…. comodo è?

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