ISTRUZIONE: LE REGIONI SONO IN RITARDO, RIVEDERE LE COMPETENZE

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Oggi si è svolta una nuova audizione della IX Commissione in merito al tema centrale della tutela del diritto allo studio per i minori durante la pandemia, una questione di cui mi sono occupata fin da subito in Commissione e in Consiglio regionale.

Abbiamo fatto delle verifiche sia sui fondi stanziati dal Governo che dalla Regione Lazio sulla connettività e sulla Didattica a Distanza. Al momento risultano complessivamente 550 milioni di euro di soldi stanziati dal Governo nazionale per la Regione Lazio nel solo 2020 per diverse misure, dal rafforzamento dell’organico alle classi virtuali fino all’edilizia scolastica.

Anche i 7,3 milioni di euro che – a detta dell’assessore Di Berardino in audizione oggi presso la IX Commissione – la Regione ha stanziato per i Comuni del Lazio per il diritto alla studio, derivano in verità dal riparto di fondi statali del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche. Piano annuale degli interventi per il diritto allo studio scolastico Anno scolastico 2020/21, che è stato approvato dalla IX Commissione, di cui sono membro, addirittura lo scorso 4 settembre.

Come è possibile che la Giunta abbia impiegato la bellezza di un mese e mezzo per la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, avvenuta il 27 ottobre scorso, vista anche la gravità della pandemia globale che stiamo attraversando?

Oltre a questo bisogna rilevare che anche il bando della Regione Lazio per la connettività, per complessivi 3,5 milioni, è solo una notizia pubblicata sul sito istituzionale della Regione. Chissà quando vedremo il bando effettivo e che tempi avrà. La Giunta riuscirà a garantire la tanto auspicata didattica a distanza entro la fine dell’anno scolastico?

Comincio ad avere i miei dubbi visto che l’anno scolastico 2020/2021 è ormai avviato. Che la Regione debba ritardare o essere di intralcio tra l’Ufficio Scolastico Regionale, promanazione sul territorio del Ministero dell’Istruzione, e gli Enti locali questo non è assolutamente tollerabile. Così come per la Sanità pubblica e tutti gli altri beni e servizi pubblici essenziali volti a garantire l’accesso ai diritti costituzionali, forse è meglio rivedere le competenze e le funzioni regionali anche in materia di istruzione e diritto allo studio.

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