M5S nel Jobs Act di Crescente rimane solo la Precarietà

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M5S NEL JOBS ACT DI CRESCENTE RIMANE SOLO LA PRECARIETA’

JOBS ACT – DECRETI ATTUATIVI

I primi decreti attuativi approvati  dal Consiglio dei Ministri in via definitiva ed entrati lunedì in vigore, in spregio delle condizioni correttive che il parere parlamentare aveva introdotto, riguardano i licenziamenti (contratto a tutele crescenti o diritti scomparsi che dir si voglia) e gli ammortizzatori (la Naspi).

TUTELE CRESCENTI

L’articolo 18 vecchio stampo rimane solo per i licenziamenti individuali discriminatori e per quelli disciplinari la cui causa è un fatto manifestamente insussistente. Per tutti i licenziamenti economici (motivo oggettivo) e per i restanti disciplinari (motivo soggettivo) scatta un indennizzo di 2 mensilità per ogni anno di anzianità, con un minimo di 4 mensilità e un massimo di 24. Per le imprese sotto i 15 dipendenti l’indennizzo si dimezza: una mensilità per ogni anno di lavoro, con un minimo di 2 e un massimo di 6. In pratica, un piatto di lenticchie. La normativa riguarda solo i nuovi assunti dall’entrata in vigore dei decreti (1 marzo), ma nelle aziende piccole che con le nuove assunzioni superano i 15 dipendenti, la nuova disciplina si estende anche ai vecchi lavoratoriResta, comunque, il dualismo tra vecchi e nuovi assunti. In più la nuova procedura si estende anche ai licenziamenti collettivi (almeno 5 in 120 giorni) regolati dalla legge 223/1991. Nonostante i pareri delle commissioni sui decreti, il governo ha calpestato il Parlamento e ha deciso di mantenere le tutele crescenti per qualunque licenziamento legato a motivi oggettivi (economici). In questo caso la reintegra resta soltanto se il licenziamento è intimato in forma orale. Ma da oggi in poi l’imprenditore potrà aggirare la concertazione con le parti sociali sui criteri di scelta degli esuberi da mandare a casa.

SI MONETIZZA IL DIRITTO COSTITUZIONALE AL LAVORO DI CRESCENTE RIMANE SOLO LA PRECARIETA’

SEMPLIFICAZIONE CONTRATTI

Dal 2016 non ci saranno più collaborazioni coordinate e a progetto. Sparisce anche il job sharing (forma residuale) e la associazione in partecipazione (i finti soci soprattutto nelle Pmi). Resta il lavoro a chiamata, si potenzia la somministrazione e si allargherà il bacino dei voucher come lavoro Il contratto a termine, tra l’altro, rimane di durata triennale e finisce per “pestare i piedi” al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Viene anche depotenziata la parte formativa dell’apprendistato.

Nasce il contratto di ricollocazione: il disoccupato riceve una “dote” da spendere per la sua formazione in vista di un reinserimento. Il centro per l’impiego o l’agenzia di collocamento privata ricevono e intascano il voucher solo a fronte di un risultato concreto a favore del non occupato. Il problema sono le risorse: 50mln nel 2015 e 20mln nel 2016.

LA MONTAGNA DELLA SEMPLIFICAZIONE HA PARTORITO UN TOPOLINO

AMMORTIZZATORI

Nasce la “Naspi” (nuova assicurazione sociale per l’impiego) che sostituisce l’Api e la mini-Aspi. E in prospettiva anche la mobilità. Secondo le stime del governo darà un sostegno a 1,5 milioni di disoccupati nel 2015 (con un aumento della copertura dal 96% al 97,2 per cento). Dal primo maggio basteranno 13 settimane di contributi pagati nei quattro anni precedenti la disoccupazione. Il tetto dell’importo è 1.300 euro (al di sotto, è pari al 75% della retribuzione) e la riduzione dopo i primi mesi sarà del 3%. Invariati i costi a carico dei datori di lavoro: contributo ordinario pari all’1,31% più 0,3% e quota addizionale 1,4%. La durata massima del sussidio salirà fino a due anni (un anno e mezzo dal 2017).

Per i collaboratori (anche a progetto) che perdono il lavoro nel 2015 entra subito in vigore (dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale) la Dis-Coll, un nuovo sussidio sperimentale pari al 75% del reddito mensile se uguale o inferiore a 1.195 euro, mentre, se superiore, l’indennità verrà aumentata fino a un massimo di 1.300 euro.

L’indennità di mobilità, prevista oggi per le aziende più grandi, da gennaio di quest’anno ha subito una stretta sulle durate: massimo 12, 24 o 36 mesi, a seconda dell’età. Ma è destinata a sparire. La Cig in deroga viene quest’anno ridotta, nella sua durata massima, da 11 a 5 mesi. Ed è destinata a sparire nel 2016, lasciando il posto ai sostegni dei fondi bilaterali che però stentano a decollare. Intanto le Regioni reclamano ancora la copertura dei fondi per la Cigd sia per chiudere il 2014 che Si punta anche a incentivare i contratti di solidarietà.

QUESTI AMMORTIZZATORI SU BASE ASSICURATIVA DISCRIMINANO I LAVORATORI IN BASE ALLA CONTRIBUZIONE.

TUTTO L’OPPOSTO DI UNA VERA TUTELA UNIVERSALISTICA COME QUELLA CUI NOI PUNTIAMO CON IL REDDITO DI CITTADINANZA.

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ROBERTA LOMBARDI (M5S): JOBS ACT DI CRESCENTE RIMANE SOLO LA PRECARIETA’

 

 

 

 

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