M5S: Roberta Lombardi & Gianluca Perilli, ispezione Case Ater, Roma

 

Si chiama Ater Roma, Azienda territoriale per l’edilizia residenziale del Comune di Roma, si dice invece, la Vox Populi lo dice, Case Popolari estremamente disagiate, rovinate, e trascurate… robbbaccia insomma… perlomeno così gli inquilini definiscono il vasto patrimonio immobiliare della società romana, all’interno del quale vivono felicemente… dovrebbero.. vabbeh, non esageriamo, diciamo che ci vivono, e che, anzi, il semplice viverci normalmente risulta davvero un obiettivo di difficile ottenimento… così ci raccontano, infatti, nei tanti contatti che abbiamo avuto sull’argomento, e noi che “non sappiamo proprio stare al nostro posto”, come qualcuno continua a mandarci a dire, abbiamo deciso di andare a dare un’occhiata più da vicino, una delle tante che daremo alle case Ater… guardate…

Per inciso, cercando su Google, non troviamo una Wikipedia sull’Ater, ma direttamente il proprio sito istituzionale, all’interno del quale, alla voce di menù “Chi siamo”, si legge questo (riportiamo integrale):

“La legge regionale n.30 del 3 settembre 2002, attraverso la trasformazione dell’Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Roma in due Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale Pubblica (ATER) – il cui ambito territoriale corrisponde, rispettivamente, al territorio del Comune di Roma (ATER del Comune di Roma) ed a quello della Provincia (ATER della Provincia di Roma), escluso il comprensorio di Civitavecchia di competenza dell’omonima ATER – mira a prefigurare strutture in grado di far fronte, anche attraverso maggiori spazi operativi, alle nuove emergenze alloggiative e di porre le basi per un nuovo modello abitativo. L’ambito cui rapportarsi è in questi ultimi anni, per l’edilizia pubblica, notevolmente mutato sia nei riferimenti che nelle prospettive.

Senza più il flusso dei finanziamenti garantiti dallo Stato diviene arduo sia poter conservare l’integrità fisica del patrimonio realizzato, sia fronteggiare le esigenze di alloggi non più soltanto delle categorie dei meno abbienti, ma anche di altre categorie di cittadini, come quelle formatesi per il lievitare vertiginoso dei canoni di locazione dell’edilizia privata.
Si è così, ormai, configurata una sorta di nuovo proletariato che ha già iniziato a bussare, sempre più insistentemente, alle porte del potere. Perché, nonostante sia cresciuto il numero di proprietari della prima casa, moltissime famiglie vivono al limite della soglia di povertà, spendendo per l’affitto ben oltre il 35% del proprio reddito.
Queste situazioni vanno a sommarsi a quelle esasperate dalla presenza di problemi di handicap, di anziani con reddito minimo, di tossicodipendenza, di immigrazione, di giovani coppie, di ragazze madri, di studenti, determinando, in particolare nelle grandi città, l’acuirsi della disparità tra classi sociali.
Si riaffaccia così “l’emergenza casa”.

La risposta questa volta non potrà limitarsi soltanto a fornire, come qualche volta è accaduto, uno spazio per sopravvivere, più o meno etichettato da forme diverse di sperimentazione, ma dovrà, anche e soprattutto, considerare la persona che in quello spazio andrà a vivere. A tal proposito fa pensare la rilettura di alcune norme che nel 1903, regolavano nel nascente I.C.P., la realizzazione di abitazioni, norme il cui rispetto ha dato luogo ad interventi esemplari come a San Saba: “il casamento per alloggi popolari non deve avere un numero di piani maggiori di tre, oltre il piano terreno, e in ogni pianerottolo della scala non si devono aprire più di sei alloggi. Le dette scale devono essere ben illuminate sia di giorno che nelle prime ore della notte, tenute con la massima pulizia. e devono ricevere luce ed aria possibilmente mediante vani di finestre che siano in diretta comunicazione con l’esterno.In detti casamenti non si ammettono né chiostrine o pozzi di luce, né cortili chiusi; questi devono avere ampiezza sufficiente ed essere sempre aperti da un lato”.

Una “progettazione sociale” dell’abitare quindi, che tenga prioritariamente in considerazione le classi più deboli e che, attraverso appropriate ristrutturazioni, migliori definitivamente le condizioni dell’utenza in quei complessi di edilizia pubblica ancora emarginati dal contesto urbano… etcetc…”

Ma… Ma avete letto con attenzione? Vi sembrano davvero parole che possono rappresentare la realtà osservata nel video della nostra visita?

Memo: chiamare Zingaretti, ed obbligarlo a leggere con grande attenzione, ciò che c’è scritto sul sito dell’Ater, accompagnando la lettura con le note della famosa canzone di Mina ed Alberto Lupo: Parole, Parole… trovare il disco originale…


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