Il MIO DOMICILIO PARLAMENTARE AL SERVIZIO DEI CITTADINI: cercavo giustizia, ho trovato (per ora) la legge.

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Vi ricordate che qualche tempo fa ho eletto il mio domicilio parlamentare presso l’abitazione di Roberta, protagonista, insieme a molti altri abitanti del Piano di zona Longoni a Tor Sapienza, di una via crucis senza fine?

Si tratta di una vicenda che il Movimento 5 stelle ha denunciato tante volte e che coinvolge società di costruzione senza scrupoli, istituzioni ignave e inquilini inermi.

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Nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica, i costruttori romani, godendo di ingenti contributi pubblici, hanno realizzato numerosi immobili da destinare alle fasce sociali più deboli, a prezzi inferiori a quelli di mercato; il meccanismo si è però inceppato, dato che, negli anni, le istituzioni che avrebbero dovuto vigilare sul rispetto delle regole in materia, cioè Regione Lazio e Comune di Roma, hanno assistito a continue violazioni di legge, senza mai intervenire a difesa di cittadini che, oltre al danno subito per aver corrisposto canoni ben più alti di quelli dovuti, hanno anche patito la beffa di vedersi sfrattare.

Nel 2012, la Procura di Roma ha sequestrato 326 alloggi costruiti in regime di edilizia agevolata e convenzionata e ha avviato un’ indagine sull’uso illegale dei finanziamenti ricevuti dalle cooperative/imprese edilizie da parte della Regione Lazio.
Sono state tante le sentenze che fino ad oggi hanno accertato l’esistenza di crediti vantati dagli inquilini nei confronti di costruttori famelici e autori di veri e propri atti di estorsione verso famiglie in condizioni economiche già complicate.
In questo quadro dalle tinte oscure rientra il caso di Roberta, madre di due figli piccoli, di cui uno malato, costretta per anni a pagare un affitto tanto sproporzionato rispetto al proprio reddito da non riuscire più a sostenere una simile spesa a un certo punto; nonostante sia in corso un giudizio volto ad accertare le responsabilità dei palazzinari che avrebbero applicato canoni di locazione illegittimi, Roberta ha ricevuto decine di visite da parte dell’ufficiale giudiziario negli ultimi quattro anni;
dall’inizio della legislatura, ho seguito da vicino le storie di queste persone, vittime della noncuranza, quando non addirittura della malafede, delle Istituzioni, quindi, la scorsa estate, mi è parso inevitabile trasferire la sede della mia attività di portavoce proprio in mezzo ai cittadini coinvolti in queste vicende; ho quindi scelto la casa di Roberta come mio domicilio parlamentare: un gesto che ha il valore simbolico di difendere il diritto fondamentale alla casa, ma che ha anche dei risvolti pratici, dato che per consentire l’accesso delle forze dell’ordine all’abitazione di cui Roberta è stata nominata custode si sarebbe resa necessaria l’autorizzazione dalla Camera dei Deputati di cui faccio parte.

Purtroppo però, non è stato di questo avviso il giudice del Tribunale di Roma che pochi giorni fa ha CONFERMATO l’esecuzione dello SFRATTO intimato a Roberta e ai suoi figli nono stante sia il domicilio di un parlamentare della repubblica.
Per una volta, le prerogative che la Costituzione attribuisce ai rappresentanti del popolo erano state messe a disposizione del popolo stesso, in particolare di una cittadina vessata dal malaffare e che invoca il sostegno di uno Stato assente.
Forse questa volta abbiamo trovato la legge, ma continueremo a cercare giustizia!

La battaglia del Movimento 5 stelle sul fronte dell’edilizia popolare continuerà: blocco degli sfratti; raccolta di tutte le convenzioni e di tutti gli atti connessi in base alla normativa regionale; verifica del rispetto delle norme in materia; ricognizione del patrimonio immobiliare pubblico; studio e pubblicazione online di tutta la documentazione; revisione e aggiornamento delle liste di assegnazione degli alloggi popolari; attivazione delle procedure di controllo e applicazione delle sanzioni; vigilanza sulla gestione amministrativa e finanziaria delle coop e delle imprese di costruzione;
sono tutti impegni che abbiamo preso e che manterremo.

La politica deve recuperare la propria dimensione di strumento al servizio dei cittadini; è il momento di tornare al significato originario del termine: politica deriva da polis, città: oggi si è persa l’abitudine a impegnarsi per il bene della comunità e il politico spesso dimentica di essere al servizio della collettività.

Se è vero che nella Storia non mancano esempi di veri e propri atti rivoluzionari che hanno visto uomini politici e non dimostrare insofferenza profonda verso uno status quo ingiusto e se è vero che condotte del genere hanno contribuito alla crescita della Civiltà, perché non considerare quella in atto come una vicenda ispirata a principi autentici, in grado di animare persone capaci di anteporre al proprio l’ interesse collettivo, meritevole di essere difeso con ogni mezzo?

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