Onlus socioculturali: un’importante risorsa per le amministrazioni comunali

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In una società completamente dedicata alla speculazione finanziaria e al profitto, la Costituzione rimane a tutela dei diritti dei singoli, anche riuniti in gruppi sociali. Attraverso l’azione delle associazioni senza fini di lucro, è possibile attivare la partecipazione dei cittadini per riqualificare l’ambiente urbano e arricchire i territori di esperienze culturali e di servizi altrimenti tagliati dalle istituzioni, con il cappio del debito e della spending review. Le amministrazioni comunali, dal canto loro, attraverso l’affitto a canoni agevolati possono aiutare le Onlus nelle loro attività, i cui benefici ricadono sull’intera collettività. Ma quando è giusto applicare dei canoni di affitto agevolati? Questo è il quadro all’interno del quale fare chiarezza e RISTABILIRE LE REGOLE. La situazione che ci troviamo a gestire da quando siamo una forza di governo in tante grandi città italiane è un Far West dei diritti, una situazione che è stata alimentata per anni col benestare dei partiti che hanno chiuso per anni tutti e due gli occhi sui casi di affitti a prezzi stracciati che della finalità sociale avevano poco. Gli occhi sono stati chiusi per gli amici degli amici, per l’elettorato di riferimento, per gruppi di potere che avrebbero ricambiato poi il favore. Ma a fronte di poche esperienze speculative ce ne sono tante virtuose, e quelle vanno tutelate.

La cronaca di questi giorni conferma proprio questa distinzione tra affitti agevolati giustificati e giusti e agevolazioni scorrette effettuate ai danni della collettività. La Corte dei Conti ha infatti assolto i funzionari comunali e il Comune di Roma per aver affittato a delle Onlus alcuni locali, applicando dei canoni di locazione estremamente ridotti. Ma i magistrati sono stati chiari su un punto: l’assoluzione è dovuta al fatto che tali “concessioni” sono peculiari e non assimilabili ai casi di affittopoli. Si tratta dell’affitto di locali destinati a usi di pubblica utilità sociali e culturali, non sfruttabili alla stregua di locali da affittare. Questa caratteristica li rendeva di fatto non fruibili sul libero mercato, giustificando l’applicazione di un prezzo ridotto e agevolato vista le finalità sociali e culturali delle Onlus. Con Affittopoli invece si è in presenza di morosità per canoni di locazione di appartamenti o altri beni del patrimonio immobiliare capitolino, locali che dunque andrebbero gestiti secondo le regole di mercato nell’interesse collettivo.

L’annosa vicenda del cattivo utilizzo del patrimonio immobiliare della città non può in alcun modo ricadere su quell’associazionismo che non rientra certo tra i soggetti che si sono indebitamente arricchiti ai danni dell’erario pubblico. A queste realtà andrà piuttosto data una certezza di futuro, all’interno di un sistema di regole condiviso che favorisca e promuova l’aggregazione dei giovani e l’utilizzo sociale del patrimonio comune. Il rischio – concreto – è che la mancanza di chiarezza sulla natura degli affittuari possa riportare tali locali ad essere oggetto di spregiudicate speculazioni degli amici palazzinari dei partiti. Nella città del centro destra e centro sinistra protagonisti di Mafia Capitale e Affittopoli, questo è successo per anni. Con il MoVimento 5 Stelle le cose stanno già cambiando e non si tornerà indietro.

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