PARITÀ SALARIALE, UNA SFIDA ANCORA APERTA

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Ieri sul suo blog, Beppe Grillo è uscito con un importante articolo sulla parità di genere con un titolo alquanto significativo: “Parità di genere: dobbiamo aspettare altri 60 anni?

È un interrogativo più che legittimo visto che, come spiega nel suo post con un punteggio di 67,9 su 100 l’Unione Europea è lontana almeno 60 anni dal raggiungere la completa parità di genere se si continuerà al ritmo attuale che, secondo l’ultimo rapporto “Gender Equality Index” dell’Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), si attesta ad appena mezzo punto ogni anno. In sintesi: stiamo migliorando, ma troppo lentamente, così come d’altronde ci avevano già anticipato i dati Eurostat qualche settimana fa (LEGGI QUI: bit.ly/3jI7O6r).
È vero, l’Italia negli ultimi anni ha fatto diversi passi in avanti ma ancora deve fare molto e il nostro compito come M5S è fare tutto il possibile per accelerare un cambiamento che agisca sincreticamente a livello economico, produttivo, normativo e, ultimo ma non ultimo, culturale. Non dimentichiamoci infatti che l’Italia è un Paese in cui fino a qualche decennio fa esistevano, per legge!, il delitto d’onore e il matrimonio riparatori, che sono stati abrogati solo nel 1981 con un apposito provvedimento (LEGGE 5 agosto 1981, n. 442).
Questo è solo un esempio di quanto bisogni lavorare con tenacia, e a più livelli, su certi fenomeni che sono così radicati in una società. Per quel che riguarda il mio impegno in Regione Lazio, come portavoce 5stelle, posso dire che oggi in Commissione Lavoro un altro passo in avanti è stato fatto con l’approvazione di sette miei emendamenti alla proposta di legge per la Parità retributiva tra uomini e donne. Ecco, in sintesi, cosa prevedono le mie proposte approvate:
  1. Revoca di ogni beneficio regionale per quelle aziende condannate per discriminazioni per molestia o molestia sessuale sui luoghi di lavoro;
  2. Incentivi alle aziende che favoriscono il telelavoro e lo smart working di lavoratrici vittime di violenza inserite in percorsi di protezione;
  3. Riconoscimenti per imprese, realtà e organizzazioni che operano e si avvalgono di donne con disabilità per creare un circolo virtuoso di premialità per chi attua politiche di integrazione e pari opportunità;
  4. Una sezione specifica sui siti web istituzionali della Regione e del Consiglio regionale, denominata “Sportello donna”, per rendere fruibili avvisi, bandi e qualsiasi informazione utile a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro pubblico e privato, nonché a diffondere opportunità di formazione e carriera nel pieno rispetto della normativa sulla parità di trattamento retributivo e di pari opportunità.

Tanto resta ancora da fare, ma questo intrapreso è il giusto percorso. Non possiamo aspettare sessant’anni!

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