Parliamo del futuro di Alitalia: cosa può fare la Regione Lazio

Fiumicino Aeroporto - Alitalia
 

Parlare di Alitalia nel Lazio significa affrontare questioni diverse ma tra loro collegate. Significa parlare di tutela del lavoro, ma anche dell’ambiente e della salute, e di turismo, di export, di nuove attività produttive.

A tale proposito, come già detto in altre occasioni, voglio subito ribadire che uno dei punti del programma trasporti per la Regione Lazio consiste proprio nella contrarietà al progetto di raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino, opera che comporterebbe la distruzione di una preziosa area agricola che si estende all’interno di una riserva naturale, con conseguenze gravi per l’ecosistema e per la salute dei cittadini; senza considerare che c’è già un progetto alternativo che raggiunge lo scopo di aumentare i movimenti aerei, attraverso la revisione delle procedure di decollo e atterraggio e la realizzazione di nuovi terminal all’interno dell’attuale perimetro, sfruttando strutture già esistenti attualmente non utilizzate.

Per far fronte all’aumento dei passeggeri su Roma, senza tuttavia ampliare l’aeroporto di Fiumicino, né incrementare il numero di voli su Ciampino, è dunque necessario progettare una rete aeroportuale regionale, ovviamente inserita in una pianificazione nazionale della rete aeroportuale che punti alla creazione di un nuovo scalo di interesse regionale. L’assenza di adeguate infrastrutture di collegamento non deve essere addotta come pretesto per non adottare questa strategia, bensì dovrebbe costituire un ulteriore motivo per ripensare in modo sostenibile e integrato al modello produttivo e quindi alla rete dei trasporti della Regione.

Le proposte progettuali legate a questo potenziale scalo aeroportuale minore, dedicato alle compagnie low cost come in ogni grande capitale occidentale, dovranno considerare, da un lato, l’adeguamento della rete viaria e ferroviaria per i collegamenti con il centro di Roma e con le altre province e dall’altro prevedere delle misure per stimolare la crescita di attività produttive legate al turismo, al commercio, all’agricoltura, alla pesca e alla cultura nell’area prescelta per lo scalo, in modo tale che il nuovo aeroporto costituisca anche un volano per uno sviluppo sostenibile di questa area.

Al contrario di ciò che è accaduto negli ultimi anni, la Regione Lazio dovrebbe farsi garante di una cooperazione e collaborazione tra i vari scali, al fine di coordinare nel migliore dei modi la gestione di un flusso crescente di passeggeri. Uno degli strumenti necessari per questa cooperazione è, appunto, il miglioramento della rete viaria ma soprattutto di quella ferroviaria.

La questione del polo manutenzione aerei

All’interno di Alitalia e dell’aeroporto di Fiumicino è stata realizzata per decenni l’attività di manutenzione dei motori aerei. Nel 2003 tale attività è stata trasferita ad Alitalia Maintenance Systems SpA (AMS). Dopo dieci anni di cattiva gestione economica e tecnica e di assenza della politica, AMS è fallita.

Eppure Alitalia Maintenance Systems S.p.a e la sua forza lavoro (oggi quasi tutta in cassa integrazione) custodiscono ancora un prezioso know-how tecnico nel settore della manutenzione dei motori degli aerei. Sotto un altro punto di vista, costituiscono il potenziale economico e umano per il rilancio delle attività di revisione e certificazione dei motori e la riqualificazione e l’utilizzo di un enorme spazio all’interno del sedime aeroportuale di Fiumicino, oggi in stato di semi-abbandono.

Il business della manutenzione aerea (MRO) si compone di 5 segmenti di mercato, ognuno dei quali richiede una propria specifica certificazione all’interno della cosiddetta Part 145 del Regolamento UE N. 1321/2014 che racchiude le norme che i soggetti operanti in aviazione civile devono rispettare per poter garantire il programma manutentivo di “aero-navigabilità continua” (continuous airworthiness maintenance program). Ogni velivolo, per essere aero-navigabile, deve osservare quanto previsto dal proprio programma di manutenzione edito dalla casa costruttrice.

L’ultimo dato a consuntivo disponibile del mercato della manutenzione aerea è quello relativo all’anno 2013 ed evidenzia che la manutenzione dei motori ha un giro d’affari pari a 23,9 miliardi di dollari. Secondo alcune ricerche di mercato, nei prossimi anni il fatturato globale è previsto in crescita.

AMS, così come Alitalia, non è mai riuscita ad essere un’azienda competitiva e adeguata ai vari momenti storici susseguitisi nel settore dell’aviazione civile in quest’ultimo ventennio. Del resto l’impresa, come la casa madre Alitalia, ha fatto dell’assistenzialismo il proprio punto di forza, senza mai cercare una seria strategia di business e un credibile posizionamento di mercato. L’avvento delle cosiddette Low Cost oggigiorno ha radicalmente cambiato le regole economico-gestionali di un’impresa operante nel settore del trasporto aereo.

In estrema sintesi, i fattori di criticità interni che hanno portato AMS al declino sono stati i seguenti:

  • tempi di performance (TAT) mediamente del 35% superiori a quelli dei principali competitor;
  • mancanza di una seria e coerente strategia a livello corporate;
  • capability limitata (AMS attualmente possiede due sole certificazioni);
  • costi elevati per poter formulare una offerta competitiva sul mercato;
  • assenza di accordi di partnership con altri players o con le ditte costruttrici di motori.

La Regione Lazio potrebbe, quindi, rendersi promotrice di una proposta strategica alternativa per il rilancio economico e occupazionale in questo ambito all’interno dello stesso Aeroporto di Fiumicino. Con investimenti minimi, a supporto di una strategia seria di sviluppo che preveda l’ottimizzazione dei processi produttivi, l’ampliamento delle certificazioni e la ricostituzione di un magazzino adeguato alle nuove attività, la nuova azienda potrebbe arrivare a giocare rapidamente un ruolo di primo piano nel settore dell’aeronautica a livello nazionale ed internazionale, riuscendo ad agganciare la crescita del mercato. Le ricadute a livello occupazionale sono estremamente interessanti: in poco tempo si riuscirebbe a reimpiegare i lavoratori oggi a casa a spese della collettività e si potrebbero riutilizzare quei capannoni costati tanto denaro dei contribuenti, oggigiorno alla mercé dell’incuria e dell’abbandono. Tutta l’area beneficerebbe di un centro tecnologico di tale livello, con ricadute occupazionali e un incremento del PIL di non poco conto.

Si tornerebbe così a investire su crescita e innovazione invece che sulla cassa integrazione.

La Zona Cargo Fiumicino integrata con la ferrovia

Nel 2014, dall’aeroporto di Fiumicino sono transitate poco più di 140mila tonnellate di merci. Un risultato di molto inferiore a quello di Malpensa (quasi 470mila tonnellate) e assolutamente non paragonabile ai primi aeroporti europei: Francoforte (più di 2 milioni di tonnellate), Parigi (quasi 1,9 milioni) e Amsterdam (quasi 1,7 milioni). Il gap nei confronti degli altri aeroporti rimarrà tale se non si intraprenderanno strategie innovative per rendere più efficiente lo smistamento e il trasporto dei contenitori una volta atterrati a Fiumicino.

Il ritardo logistico del nostro paese è una zavorra che impedisce alla nostra economia di esprimere tutto il suo potenziale attraverso una crescita sostenibile. Emblematica è appunto la situazione del nostro trasporto aereo: il 65% delle esportazioni italiane effettuate per via aerea avviene attraverso aeroporti non italiani. Anche i dati sui tempi necessari per espletare tutte le operazioni burocratiche e doganali sono allarmanti: in Italia sono di molto più lunghi che in altri paesi europei come Olanda, Germania e Spagna.

Le ragioni per cui i principali scali italiani, Fiumicino in particolare, sono così indietro rispetto ai competitors europei sono varie e meriterebbero una seria analisi per stabilirne con precisione il peso e le correlazioni. Tuttavia, si può già assumere che il costo e il tempo giochino un ruolo fondamentale.

La Regione Lazio potrebbe, dunque, anche in questo caso farsi promotrice di un intervento di innovazione all’interno dell’aeroporto di Fiumicino con la creazione di una piattaforma logistica integrata aeroporto-ferrovia. L’aeroporto è già servito da una linea ferroviaria che arriva direttamente alla zona Terminal e potrebbe essere collegata facilmente alla zona Cargo, creando quindi i presupposti per uno smistamento rapido delle merci e il successivo trasposto su rotaia e diminuendo i tempi e i costi.

Lo studio di fattibilità dovrebbe avvenire in tempi rapidissimi per passare poi altrettanto rapidamente alla fase realizzativa. Tale studio è di fondamentale importanza per capire il costo beneficio e presentare il progetto a potenziali investitori. Tuttavia, è possibile prevedere che, sfruttando l’intera capacità dell’attuale zona Cargo, la centralità geografica dell’aeroporto a livello nazionale, il gap di efficienza e competitività da colmare con i competitors e l’intenso mercato dell’export italiano, si potrebbero impiegare più di 1.000 persone in questa attività.

Parlare del futuro degli aeroporti della nostra regione significa anche parlare del futuro di Alitalia. E viceversa.
E io voglio dire che Alitalia non va salvata, ma rilanciata.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Close
Grazie del vostro supporto...
Mettiti in Movimento, condividi sui tuoi Socials...