Presidente dei Cittadini, non dei partiti.

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Si è parlato e si parla dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica come di un giudizio di Dio, di un passaggio che vedrà Vincitori e Vinti, di un passo fondamentale per mettere a posto una casella funzionale agli equilibri attuali e futuri di questa o di altre probabili maggioranze politiche alle Camere di questa legislatura.

Se ne parla in termini di una figura che oscilla tra gli estremi opposti di mero notaio ed interventista onnipresente, piegando la Costituzione ad interpretazioni fuori della lettera che essa stabilisce. Come si è arrivati a questo punto? Quando si è trasformata la funzione di supremo garante della Costituzione e dei suoi equilibri, rappresentante dell’unità nazionale e della coesione nazionale, arbitro super partes ad un quasi-sovrano?

E’ un re di una monarchia costituzionale che tesse le fila dell’azione della maggioranza, che in qualche modo ne condiziona la stessa formazione e l’assetto, anche in spregio al risultato elettorale, che si esprime e negozia nelle segrete stanze i nomi dei Presidenti del Consiglio, che nomina Senatori a vita cittadini che poi vengono nominati Presidente del Consiglio da egli stesso, che si esprime e negozia con i rappresentanti della maggioranza ed il Presidente del Consiglio i nomi dei ministri, in particolar modo quello dell’Economia, che esercita anche oltre gli ambiti di un sano equilibrio la propria moral suasion sul Consiglio Superiore della Magistratura a favore di questo o di quel magistrato, che entra nell’arena del confronto politico nelle Camere caldeggiando apertamente questo o quel provvedimento, declamando allusivi accostamenti di legittime forze dell’opposizione alla demagogia, al qualunquismo, all’antipolitica come eversione!

Quando siamo scivolati in una Repubblica Presidenziale de-facto in cui il Sovrano benedice o maledice questa o quella azione politica, questa o quella formazione Parlamentare?

Quando? E perché?

Certo i poteri e le prerogative del Presidente sono ampi ma sempre nel quadro di una figura garante, di un difensore dei principi della Costituzione, di un capo della Nazione nella sua accezione più nobile, di un rappresentante della unità nazionale. Ma il suo potere va al di là dello scioglimento delle Camere, della promulgazione delle leggi, del rinvio di una legge alle Camere, del comando delle Forze Armate, della Presidenza del CSM, della nomina di un terzo dei giudici costituzionali e dei senatori a vita, della concessione di grazia,… il suo potere risiede nello spirito della Costituzione e non solo nella sua lettera ma ben oltre. E’ l’essere garante e arbitro super-partes riconosciuto da tutte le forze politiche, è l’essere un padre della Patria come Sandro Pertini. A chi giova nominare un Presidente della Repubblica a tavolino negoziando sotto banco questo o quel nome, senza un dibattito pubblico, oggetto di compromessi ed accordi ignoti a tutti fuorché alle pareti del Palazzo? Non ai cittadini, non alle forze politiche sane, non alla Nazione. Attenzione, non c’è peggior arbitro, non c’è peggior garante di una persona che non sia riconosciuta tale dai giocatori. Sì, certo, le regole, il dettato, la lettera della Costituzione verrà formalmente rispettato, quello che viene tradito ed ucciso è il suo spirito.

Ma non c’è rispetto né autorevolezza che si creino con l’autorità.

Quando messo alla prova dei fatti la figura del nuovo presidente si dimostri faziosa, partigiana dei partiti suoi elettori, non imparziale e lontana dai suoi concittadini, a poco varranno le sue prerogative, perché non verrà riconosciuto come rappresentante di tutti, come garante ed arbitro del gioco, come garante dello spirito della Costituzione, sarà solo con i suoi poteri, chiuso nell’alto Colle, a nominare senatori a vita funzionali a puntellare un Governo, a nominare rappresentanti della Kasta “accomodanti” per la Corte Costituzionale, a suggerire nomi di ministri e linee di politica estera, a fare e disfare maggioranze con questo o quel partito, a concedere l’agibilità politica a questo o quel pregiudicato.

Si dice: il Movimento Cinque Stelle deve avere voce in capitolo nella designazione di un nome, pena essere bollati come “vinti”, come “irrilevanti”, come “inconcludenti”. Siamo arrivati ai Vincitori e Vinti nell’elezione del Capo dello Stato, del Presidente di tutti, povera Italia! Noi abbiamo proposto un percorso con un dibattito pubblico, coinvolgendo i cittadini, a viso aperto, ci troviamo di fronte alle consultazioni di un Presidente del Consiglio per la “nomination” del Presidente della Repubblica, consultazioni finte come i personaggi che le animano, all’ombra del patto del Nazareno anziché alla luce del sole. E dovremmo essere “rilevanti” votando “il meno peggio”, “il meno osceno” del mazzo di carte della “quarta votazione”?

No, grazie. Noi siamo con lo spirito della #Costituzione.

Presidente dei Cittadini, non dei partiti e che difenda la Costituzione

2 thoughts on “Presidente dei Cittadini, non dei partiti.”

  1. Oscar scrive:

    carissima, da quel poco che capisco è che, prima si cerca di far saltare il patto del Nazareno votando un prodi o un bersani (turandosi il naso di brutto…) e poi vedere cosa accade dopo la 4 e 5 votazione dove pare poter accadere di tutto…..la speranza e’ l’ultima a morire…

     

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