Riforme. La maggioranza agisce senza democrazia!

lombardi si combatte
 

Riforme. “Si combatte una guerra perché si pensa che sia giusta, anche quando non c’è la certezza della vittoria”. Metafora che Roberta Lombardi, parlamentare a 5Stelle usa per raccontare la rissa notturna in Aula. Nella conversazione con Intelligonews boccia il muro del Pd ma svela anche i maldipancia di molti deputati dem “costretti a obbedire” e di metafora in metafora paragona il “metodo-Renzi” a quello del “Marchese del Grillo quando dice io so io e voi n’un sete un c….”

Se lei dovesse spiegare a un cittadino che non ha visto le scene di ieri notte in Aula cosa racconterebbe?

«Come riassumerlo? Tutto è partito con la prova muscolare del Pd che per la prima volta nella storia del Parlamento italiano ha deciso una seduta-fiume dell’Aula per la discussione sulle riforme costituzionali. Cosa significa seduta-fiume? Significa che si va avanti nella discussione senza interruzione, tranne brevissime pause tecniche, tipo andare al bagno, pulire l’Aula…Quindi vengono trattati argomenti tanto delicati quanto la riforma della Costituzione senza un confronto vero, approfondito e serio sui singoli temi, oltretutto con un tabella di marcia serrata che non ti dà modo di fare le valutazioni necessarie in maniera lucida e approfondita. Capisco benissimo che il tema può non appassionare, giustamente, il cittadino che non sa come arrivare a fine mese, ma è altrettanto vero che si sta parlando delle regole alla base della convivenza democratica e civile del nostro Paese. Noi abbiamo ripetutamente palesato alla presidenza della Camera la nostra preoccupazione che è quella di arrivare non alla modifica della Costituzione del Paese, ma solo di quella che vuole il Pd. Il rischio che noi vediamo è che con questa riforma i cittadini diventino ancora più ‘sudditi’ della casta e del governo di turno».

Ma invece di fare ostruzionismo perché non avete mediato sui singoli emendamenti?

«Per tutto il giorno c’è stato un susseguirsi di trattative. Va ricordato alla gente che non conosce le dinamiche del Palazzo che i regolamenti parlamentari offrono alle opposizioni una serie di strumenti per attuare l’ostruzionismo, pratica parlamentare che serve a portare la maggioranza a dialogare proprio con le opposizioni. Il punto è che la maggioranza, per non farci fare ostruzionismo, ha iniziato a chiederci su quali temi per noi importanti, eravamo disposti a mediare. In un primo tempo, abbiamo indicato dieci nostri emendamenti che non stravolgevano l’impianto della riforma che comunque a noi non piace e non è la nostra riforma, ma che introducevano strumenti di democrazia diretta e tutele di salvaguardia del ruolo delle opposizioni. Cito, ad esempio, i ricorsi preventivi alla Corte Costituzionale e più in generale una serie di contrappesi rispetto a una riforma che tendenzialmente va verso un modello di Stato autoritario dove c’è una maggioranza relativa che diventa asso pigliatutto con un premio di maggioranza abnorme. Di fronte al loro rifiuto, abbiamo proposto prima sette, poi tre emendamenti, alla fine ne è rimasto uno per noi fondamentale: i referendum propositivi e abrogativi senza quorum, strumento di democrazia essenziale perché diretto e dunque nelle mani dei cittadini».

E a quel punto cosa è successo?

«Il Pd ha continuato a dire di no e a quel punto noi abbiamo applicato le tecniche parlamentari previste dai regolamenti, quali appunto l’ostruzionismo. Durante la notte, a loro è saltata la mosca al naso e si sono visti deputati del Pd scagliarsi contro quelli di Sel ed è scoppiata la bagarre. Aggiungo che il clima da giorni alla Camera è molto teso, c’è un’atmosfera irrespirabile e c’è una grossa delusione da parte degli stessi parlamentari della maggioranza che non capiscono come mai su un riforma così importante come quella della Costituzione si debba fare una seduta-fiume, andare di corsa, votare solo per votare; sanno di dover obbedire a un capriccio di Renzi ma non sono d’accordo. Ieri, poi, c’è stata la ciliegina sulla torta perché a un certo punto della seduta-fiume si è palesato in Aula il premier per monitorare se i suoi deputati stavano facendo bene il compitino assegnato. Ci mancava solo che venisse vestito da domatore poi eravamo a posto…».

Sì ma il tutto contro tutti a cosa porta? Cosa produce?

«Vediamo come va a finire: se il Pd decide di accogliere alcune delle nostre richieste allora significa che resterà qualcosa di buono nelle mani dei cittadini, se il Pd deciderà di andare avanti come un caterpillar i cittadini potranno intravedere già ora il modello autoritario che si paleserà con questa riforma. Mutuando dal grande Alberto Sordi nel Marchese del Grillo, se passa questa riforma ai cittadini verrà detto: io so io e voi n’un sete un…».

Ma il tutti contro tutti, alla fine, genera una sorta di coreografia-spettacolo il cui finale è già scritto. Non trova?

«Uno combatte una guerra perché pensa che sia giusta anche quando non ha la certezza della vittoria. E’ l’unica ‘arma’ che abbiamo a fronte di un quadro parlamentare che abbiamo oggi. La cosa che noi non tolleriamo e che ci fa indignare, è che riforme così importanti vengano portate avanti da un parlamento dichiarato incostituzionale da una sentenza della Consulta per la legge elettorale che lo ha generato. E’ come far costruire oggi a degli abusivi il palazzo che domani ospiterà i cittadini onesti».

Se lei dovesse fare un appello al ministro Boschi o a Renzi cosa direbbe?

«Direi a entrambi di accantonare le riforme costituzionali fatte con questo metodo. Io vorrei che si parlasse dei temi che riguardano i cittadini, come il reddito di cittadinanza, la legge anti-corruzione, il conflitto di interessi per rimettere il Paese sui binari della dignità della persona e della legalità essenziali per la vita dei cittadini nella quotidianità, perché la corruzione genera Mafia Capitale che a sua volta genera la Capitale di un Paese europeo ridotta in uno stato di degrado ormai oltre i livelli del Terzo Mondo con servizi zero per i cittadini; il conflitto di interessi genera una classe politica e una classe dirigente dove non esistono livelli meritocratici ma tutto è regolato dalla logica delle appartenenze politiche; il reddito di cittadinanza offre la libertà alla gente, nel senso che libera un cittadino dalla schiavitù delle mafie e del voto di scambio, garantendogli la tranquillità necessaria di riuscire a mettere un piatto in tavola per sé e per la sua famiglia. Dopodichè, quando ci sarà una legge elettorale corretta e un parlamento eletto in maniera legittima, allora si potrà avviare la fase costituente. Noi non abbiamo mai detto che non vogliamo toccare la Costituzione, noi non vogliamo che sia un parlamento così a farlo».

Fonte. Intervista rilasciata al Giornale Web Intelligo dal titolo: Bagarre Camera, Lombardi (M5S): “Com’è andata. Tutto è partito con la prova muscolare del Pd…”

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