SANITA': UN NUOVO MODELLO A REGIA NAZIONALE PER UN’ASSISTENZA UNIVERSALE E PUBBLICA

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Quanto scritto da Gino Strada nella lettera pubblicata oggi da La Stampa non può che trovare il mio più ampio consenso e la più totale condivisione. La Sanità pubblica, è un presidio fondamentale che deve ritornare in capo allo Stato, con una gestione centralistica che superi le frammentazioni territoriali. Per questo va modificato al più presto il Titolo V della Costituzione affinché lo Stato abbia un ruolo di primo piano nella tutela della salute, così come proposto nel Disegno di legge depositato al Senato dal  MoVimento 5 Stelle a prima firma Paola Taverna .

SANITA': UNA PROBLEMATICA CHE VA OLTRE L’EMERGENZA COVID

L’emergenza Covid ci ha fatto prendere ancora maggior coscienza, non solo di quanto sia stata inefficace e improduttiva la suddivisione dei sistemi, ma anche di quanto sia stata devastante la progressiva politica dei tagli attuata nel corso degli anni. I dati dell’ OMS sono chiari: dal 1997 al 2015, in Italia si sono dimezzati i posti letto per i casi acuti, che sono passati da 575 ogni 100 mila abitanti ai 275 attuali, con notevoli differenze da regione a regione che hanno creato un divario inaccettabile tra territori più privilegiati ed altri in cui i cittadini hanno pagato a caro prezzo l’inefficienza di sistemi compromessi dalla malapolitica.Parliamo, in totale, di un calo del 51% che ci pone agli ultimi posti in Europa e che non è tollerabile in un Paese che voglia definirsi civile.

Siamo ancora lontani dall’uscita dall’emergenza e ci vorranno anni prima di riuscire a risollevarci non solo dai danni provocati dalla pandemia, ma anche da decenni in cui al servizio pubblico non è stata data la giusta priorità, con una visione miope che ha ignorato che la tutela del SNN equivale alla tutela dello stato di salute del Paese. E’ da qui che bisogna partire per avviare, in tempi brevi, una seria riflessione sulla creazione di un nuovo modello di Sanità a regia nazionale che riveda anche i rapporti con il privato, rendendo le prestazioni erogate dalle strutture convenzionate, complementari e non sostitutive di quelle pubbliche. Vale a dire un’integrazione, lì dove il Servizio Sanitario non ce la fa a sostenere certi livelli di assistenza, agendo su una revisione delle politiche economiche in modo da creare una differenziazione dei nomenclatori tariffari. In sostanza, vuol dire prevedere rimborsi più elevati per quelle strutture che investono in territori più marginali e disagiati o elargiscono servizi che il SSN non è in grado di assicurare e tagliare i costi verso quei convenzionati che invece si sovrappongono al servizio pubblico.

Questo, insieme alla garanzia di equità delle cure, all’uniformità dei livelli essenziali di assistenza, alla creazione di un nuovo schema di prossimità assistenziale e di una rete solida del servizio pubblico, significa proiettare il nostro Paese verso il tanto auspicato scenario in cui l’assistenza possa affermarsi come pubblica e universale.

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