Telecom “chiagn’e fotti”: dividendi ai soci e solidarietà coperta dall’Inps

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E pensare che Telecom sembra tutta proiettata verso le magnifiche sorti e progressive della banda “ultralarga”. Il colosso delle telecomunicazioni da una parte prometteva ed annunciava l’assunzione di 4mila giovani per il piano fibra, piano piano rientrato, dall’altra dichiara 3.300 esuberi, si mette con il cappello in mano e chiede ed ottiene ben 4 anni di solidarietà, due cicli biennali con integrazione salariale pagata dall’Inps.

Eppure l’azienda guidata dall’ad Marco Patuano ha chiuso il 2014 con un utile netto di 1,35 miliardi e a maggio scorso è stato distribuito ai soci un dividendo da 166 milioni.

Inoltre, l’ammortizzatore di solidarietà è stato sempre caricato sulle spalle dei dipendenti e mai dei dirigenti o del management, oltre al fatto che non è stato applicato a tutte le strutture aziendali in modo omogeneo. Infatti, da segnalazioni che il M5S ha ricevuto, in alcuni rami in cui non erano stati dichiarati esuberi (e quindi esclusi dai contratti di solidarietà) Telecom ha assunto nuovo personale che successivamente ha impiegato in aree nelle quali aveva dichiarato esuberi coperti con i contratti di solidarietà. Un esempio? Personale assunto in area Strategy&Innovation sarebbe stato reimpiegato in Marketing Consumer.

Dopo due cicli biennali di solidarietà, nel settembre scorso Telecom ha sottoscritto con alcuni sindacati, presso il ministero dello Sviluppo economico, un accordo in base al quale 2.600 esuberi saranno coperti per altri tre anni con la solidarietà basata sulle regole del nuovo decreto Poletti. E potranno avere un ulteriore estensione di un anno, quindi fino all’inizio del 2019.

Al M5S, che ne ha chiesto conto al governo attraverso un’interrogazione a mia prima firma, tutto ciò appare quale un “uso distorto ed artificioso dei meccanismi di solidarietà verso aziende assolutamente sane come Telecom Italia” e una “ingiustificata spoliazione di fondi da riservare ad aziende che effettivamente ne abbiano reale necessità”. Una sottrazione, peraltro, che il governo, nella sua risposta, non è stato in grado o non ha voluto quantificare.

Il Movimento 5 Stelle si batte tutti i giorni per la salvaguardia dell’occupazione e per mantenere i diritti acquisiti dei lavoratori. Tuttavia è inconcepibile che Telecom debba tagliare sulle risorse umane per ricavarne appena 80 milioni di euro (stime degli analisti finanziari) e non sia in grado di recuperare risparmi equivalenti da un efficientamento dei costi operativi che ammontano all’enorme cifra di 5,6 miliardi.

Peraltro, se Telecom Italia riducesse investimenti e costi operativi annui e pagasse i suoi 3mila dipendenti con questi 80 milioni circa, il piano di diffusione della larga banda non ne risentirebbe. Viceversa, sul piano contabile il colosso delle telecomunicazioni può permettersi di mettere a budget 80 milioni di euro all’anno di investimenti e costi operativi in più, per i prossimi 3 anni, accedendo a integrazioni in carico all’Inps. In pratica, grazie all’Istituto di previdenza si finanzia la banda larga. Morale? Paga sempre pantalone e i dipendenti Telecom ci mettono la differenza.

Ma tra 36 mesi, a fine 2018, quando la solidarietà sarà finita, Telecom come pensa di aver risolto il problema senza intanto riqualificare il personale interno? Dichiarerà altri esuberi e chiederà la solidarietà espansiva? La probabilità è molto elevata: ad ogni ciclo di solidarietà ci sono sempre e comunque dipendenti da mandare a casa. Viene il dubbio che gli esuberi siano dichiarati per accedere al contratto di solidarietà e non viceversa.

Roberta Lombardi – Telecom “chiagn’e fotti”: dividendi ai soci e solidarietà coperta dall’Inps

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